Saluto romano davanti alla tomba di Sergio Ramelli a Lodi: quinta assoluzione

FASCISMO La sentenza per la cerimonia avvenuta al Maggiore nell’aprile del 2024

Quinto processo a Lodi e quinta assoluzione, in questo caso con formula piena “perché il fatto non sussiste”, per il saluto romano collettivo in ricordo di Sergio Ramelli, in questo caso avvenuto nel pomeriggio del 29 aprile del 2024 davanti alla sua tomba di famiglia al cimitero Maggiore di Lodi.

I rinvii a giudizio sono iniziati a Lodi a partire dalle cerimonie del 2022. Secondo gli inquirenti erano circa una ventina le persone, provenienti da diverse province della Lombardia, che dopo aver marciato verso il sepolcro, avevano ripetuto il rituale «Camerata Ramelli» «Presente!», alzando in avanti il braccio destro teso, in quel saluto romano che era diventato uno dei tratti distintivi del ventennio fascista. Il collegio penale presieduto da Angelo Gin Tibaldi ha ritenuto anche in questa occasione che sia mancato il concreto pericolo di ricostituzione del partito nazionale fascista, sanzionato dalla “Legge Scelba” (numero 645 del 1952). La Procura questa volta non ha contestato anche la violazione della più recente “Legge Mancino” (205 del 1993) che punisce l’incitazione all’odio o alla violenza per motivi razziali o di genere anche attraverso la propaganda di gruppi che perseguono o perseguivano tali ideologie. «Le Sezioni unite della Cassazione hanno chiarito che la Mancino non è applicabile a chi fa il saluto romano - spiega l’avvocato Mario Giancaspro di Perugia, che ha difeso i 5 imputati - e anche il gesto del saluto di per sé non è punibile. Diventa oggetto di imputazione in determinati ambiti. In questi procedimenti vedo spesso il rischio di un processo all’idea».

La Procura di Lodi ha finora appellato una delle assoluzioni e il processo a Milano sarà a inizio aprile. «Sarebbe stato forse meglio, visto l’esito dei dibattimenti, anticipare la decisione alla fase preliminare - riflette l’avvocato - . Dubito che il saluto di poche persone alla tomba di uno studente assassinato perché aderiva all’Msi, partito regolarmente in Parlamento all’epoca, possa essere l’inizio di un nuovo partito fascista». Gli assolti sono E.S., 68 anni, di Pavia, S.F., 62, bresciano, O.R., 51 anni, milanese, S.C., 40, milanese, e D.B., 38 anni, anche lui di Milano.

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