SAN COLOMBANO «Ha truffato Gianluca Grignani»: cinquantenne milanese si difende
Il complicato caso della Porsche che il cantante voleva ricomprare
«Ma quale truffa, sono io che ci ho perso dei soldi»: continua il processo in tribunale a Lodi per il caso della Porsche 911 che il cantautore di casa a San Colombano Gianluca Grignani voleva ricomperare nel 2017, dopo che in passato era stata di sua proprietà ed era finita in conto vendita presso un “multimarche” di Milano.
Qui, più di 5 anni prima, l’aveva acquistata, per quanto finora emerso, un 50enne milanese, Simone S., (imprenditore, a carico del quale risultano al tribunale tre vecchie accuse di truffa), per 79mila euro, e poi nel 2017 l’avrebbe rimessa in vendita. Grignani, avendo saputo che la sua ex auto era nuovamente disponibile, avrebbe invitato il proprietario a casa sua sui colli banini per acquistarla «a 82.500 euro». A ricostruire in questi termini la vicenda, ieri, sul banco degli imputati, è stato l’imprenditore 50enne, che ha reso interrogatorio e su cui pendono le ipotesi di truffa e di tentata estorsione, ma anche di calunnia.
La vicenda è di quelle complesse. L’imputato sostiene di aver lasciato la Porsche a casa di Grignani («ma senza libretto») «perché diceva gli serviva il giorno dopo per girare un video» e di aver incassato con bonifico istantaneo «32.500 euro, un anticipo del totale pattuito di 82.500». Il saldo, a suo dire, sarebbe dovuto avvenire pochi giorni dopo «ma poi Grignani non si faceva più contattare da me – ha proseguito il 50enne – e quindi un mese dopo sono tornato a casa sua con mia sorella ma sono riuscito a parlare solo con sua moglie. E intanto la mia auto è rimasta lì. Avrò usato toni accesi, ero arrabbiato, ma io non ho mai fatto estorsioni a nessuno». Il 50enne però si sarebbe successivamente accorto che come causale del bonifico dell’asserito acconto ricevuto per conto del cantante c’era scritto «saldo», e la vicenda si era ulteriormente complicata, con trattative tra gli avvocati del venditore e di Grignani. Alla fine, passati circa sei mesi, l’accordo sarebbe stato per la riconsegna della Porsche al venditore, che formalmente ne era ancora l’intestatario, e la restituzione dell’ “acconto”, decurtato però di 5mila euro perché l’auto per mezzo anno era rimasta nelle mani di Grignani. Ma il giorno della riconsegna, il 50enne sostiene di essersi presentato a San Colombano con «un assegno circolare da 27.500 euro» ma di non averlo poi consegnato al cantante, «perché l’auto aveva dei segni di carrozzeria, il motore andava a strappi e si accendevano un sacco di spie. Poi l’avevo portata in Porsche e mi avevano chiesto 40mila euro per le riparazioni, 15mila invece presso un’altra officina».
L’incontro era terminato nella caserma dei carabinieri, il milanese se n’era poi andato con la Porsche ma si era aperta una causa civile che risulta abbia risolto il contratto di compravendita e condannato il 50enne a restituire la caparra e a pagare anche gli avvocati a Grignani. Il processo penale però, complice anche l’improvvisa assenza di testimoni, finirà solo a giugno e pm e giudice sembrano dover chiarire ancora diversi aspetti. E incombe la prescrizione, che potrebbe cancellare ogni accusa.
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