Stazione di Lodi “vietata” ai disabili, lo scandalo in Parlamento. Anche l’Anmic attacca: «Punto dolente»
Barriere architettoniche e cantieri Dopo l’inchiesta sul campo de «il Cittadino» si muove la politica: interrogazione dell’onorevole Raimondo al ministero dei Trasporti
Lettura 2 min.Lodi
Il caso dell’inaccessibilità dello scalo ferroviario di Lodi approda direttamente in Parlamento. Dopo la pubblicazione del reportage sulle pagine de «il Cittadino» che ha documentato le difficoltà di una persona in carrozzina (tra barriere architettoniche, percorsi obbligati e ascensori fuori servizio) si accendono i riflettori delle istituzioni nazionali. A farsi carico dell’istanza emersa nella nostra inchiesta, e a dare forza a quella che è una battaglia storica portata avanti a livello locale da Amnic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili), è l’onorevole Fabio Raimondo, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo della Commissione trasporti alla Camera dei deputati. L’esponente politico ha depositato un’interrogazione parlamentare rivolta direttamente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere spiegazioni urgenti su quanto accade nel nodo ferroviario lodigiano.
Al centro, il paradosso di due ascensori già installati nel tunnel che accede ai binari e che, però, risultano ancora disattivati e transennati a causa dei cantieri in corso. Una condizione di stallo che vieta alle persone disabili la possibilità di raggiungere i binari in totale autonomia.
L’interrogazione
«A seguito delle segnalazioni ricevute e dell’articolo che ha documentato direttamente le difficoltà incontrate da una persona in carrozzina nella stazione di Lodi – dichiara l’onorevole Raimondo –, ho voluto subito portare la questione all’attenzione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con un’interrogazione in Commissione Trasporti».
« Ho chiesto di conoscere ufficialmente le ragioni della mancata attivazione dei nuovi ascensori e i tempi previsti per la loro reale entrata in funzione, oltre alle iniziative che si intendono assumere nei confronti di Rfi per garantire la piena accessibilità dello scalo. Garantire alle persone con disabilità la possibilità di accedere ai binari e utilizzare il trasporto ferroviario in condizioni di autonomia e sicurezza è una questione di civiltà e un diritto che deve essere concretamente assicurato. Per questo è importante intervenire e arrivare rapidamente a una soluzione», conclude.
L’associazione
La presa di posizione si inserisce nel solco di una battaglia che il presidente dell’Anmic di Lodi, Enrico Agosti, combatte da anni per il diritto alla mobilità. «Per raggiungere i binari, oggi chi è in sedia a rotelle deve affidarsi alle procedure di prenotazione dell’assistenza tramite la Sala Blu di cui, però, a Lodi non c’è neanche l’ombra. L’accessibilità della stazione continua a rappresentare un punto dolente, non più rinviabile: l’ingresso da viale Pavia risulta impossibile da praticare in autonomia per chiunque si muova in carrozzina o presenti una disabilità motoria. Ma, con il nuovo assetto urbano che andrà a delinearsi, con l’insediamento Abb in viale Pavia e il recupero dell’ex Consorzio Agrario, si presenta un’occasione irripetibile. Invito le istituzioni a far sì che la revisione della viabilità delle due aree possa incrociarsi. È fondamentale ridefinire percorsi accessibili, capaci di inserirsi in una mobilità moderna, priva di barriere architettoniche e dotata di percorsi tattili e sensoriali dedicati alle persone ipovedenti o non vedenti».
«Come Anmic saremo vigili, attenti e propositivi. Nel frattempo, possiamo dire di aver portato a casa un importante risultato con i due nuovi elevatori: vederli realizzati rappresenta un sogno che si avvera, ma la vera vittoria ci sarà quando saranno messi in funzione. Sebbene la gestione diretta della stazione sia in capo a Rfi, il Comune di Lodi ha tutto il titolo, il dovere e il potere politico per intervenire, interloquire e fare pressione affinché il diritto alla mobilità autonoma sia finalmente garantito a ogni cittadino».
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