Un giovane falegname di Lodi fu l’eroe del terremoto della Marsica
NEL 1915 Luigi Uggè, soldato di Leva, estrasse una mamma e i suoi due bambini dalla loro casa pochi minuti prima che crollasse
Lodi
Ad Avezzano parlano di lui come del «soldato-eroe», il «falegname di Lodi» arrivato nella Marsica con la divisa di leva per salvare vite in una comunità rasa al suolo dal tragico sisma del 13 gennaio del 1915. E per segno - commuovente - del destino, a ritirare la targa in suo onore che gli ha dedicato il Comune di Avezzano, c’era il presidente del consiglio comunale di Lodi, nonché suo nipote.A 110 anni dal terremoto della Marsica, costato la vita a 30mila persone, di cui più di 10mila solo ad Avezzano, il Comune abruzzese celebra e ricorda i suoi eroi, tra cui il lodigiano Luigi Uggè, nonno dell’avvocato Antonio Uggè, oggi presidente del consiglio comunale della città. E proprio il presidente del consiglio, insieme alla sorella Maria Concetta, ha partecipato domenica pomeriggio alla celebrazioni in onore del nonno e soldato-eroe. I lodigiani sono stati accolti calorosamente dal sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio e dal presidente della Fondazione Carispaq Domenico Taglieri per il momento di omaggio a Luigi Uggè, medaglia d’oro al valor civile per la coraggiosa opera soccorritrice prestata durante il terremoto nel 1915. Il falegname lodigiano, all’epoca soldato di leva, fu inviato nella Marsica insieme a migliaia di militari per aiutare le vittime del sisma. Un’opera che lo vide protagonista tra mille fatiche e difficoltà, non ultima la neve che cadeva copiosa oltre alle scosse di assestamento che provocavano costanti crolli. Una lotta contro il tempo per evitare il tragico destino della morte a quante più persone possibili, tra cui una mamma con due bambini che continuavano a chiedere aiuto tra pianti e preghiere. Il soldato eroe si arrampicò su un grosso ramo e riuscì a raggiungerli e metterli in salvo, appena prima che una nuova potente scossa aprisse una voragine nella quale precipitò quello che restava della loro casa.
Con la Gazzetta ufficiale del Regno del 24 maggio 1915 viene pubblicato il provvedimento con il quale gli fu conferita la medaglia d’oro «per l’epoca abnegazione svolta nell’opera soccorritrice del terremoto della Marsica», ma il soldato eroe si guadagnò poi sul campo di guerra, nelle operazioni militari nelle terre irridente, altre citazioni di merito e altre medaglie al valore. «Personalmente è stato per me doppiamente un orgoglio partecipare alle celebrazioni, dove siamo stati accolti con grandissimo calore -ha commentato ieri Uggè - : ad Avezzano il tempo si divide in due epoche, prima e dopo il terremoto che ha spazzato via la comunità in una manciata di secondi e ha spezzato 10mila vite. Una sola casa rimase in piedi e il 90 per cento della popolazione era sepolta tra le macerie. Avezzano divenne anche capitale della solidarietà e da tutta Italia arrivarono volontari per aiutare i superstiti, caratterizzati dall’incredibile forza d’animo della gente marsicana». A ricucire il filo della storia con Lodi, Giovanni Battista Pitoni, «storico di questa comunità, per decenni attivo nell’amministrazione e che ha dedicato la vita ad Avezzano, arrivato fino a Lodi con le sue ricerche - prosegue Uggè - : la celebrazione della memoria di questa immane e indescrivibile tragedia ha spinto l’intera comunità di Avezzano a rendere omaggio a un figlio della nostra Lodi che si è distinto per coraggio e abnegazione. E l’amministrazione di Lodi è fiera di avere condiviso questo importante momento con i marsicani di Avezzano, gente di cuore, con i piedi saldamente piantati nella terra che amano follemente».
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