Una città che si mobilita per salvare gli “invisibili”
Emarginati Il complesso lavoro della Caritas Lodigiana e dell’Ufficio di piano per mettere a disposizione servizi e progetti
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Le porte del nuovo dormitorio di via Defendente si sono aperte agli ospiti il 30 giugno scorso, nel pieno dell’ondata di caldo. E chi conosceva il luogo prima, non ha potuto che manifestare il sollievo di poter passare la notte al fresco, grazie al nuovo impianto di condizionamento.
I lunghi pomeriggi assolati si passano invece in cerca di un cono d’ombra. Nelle strade, nelle piazze, nei parchi, nei luoghi pubblici dotati di aria condizionata. Alle prese con il caldo fuori misura di questo inizio estate, c’è un pezzo di città che non ha una casa dove rintanarsi al fresco, che non può rifugiarsi in piscina, in cerca di refrigerio e non aspetta con ansia la partenza per il mare. È la città degli “invisibili”, di chi è seguito, con un impegno quotidiano, da enti e strutture che si occupano della grave emarginazione degli adulti. Il lavoro territoriale è guidato dall’Ufficio di Piano, e dalla specifica equipe, e tra i soggetti che operano sul territorio c’è la Caritas Lodigiana, guidata da Antonio Colombi e dove il referente per la grave emarginazione è Stefano Joli. Li abbiamo incontrati ieri, alla mensa diocesana, insieme all’assessore al Welfare del Comune di Lodi Simonetta Pozzoli.
Proprio il Comune capoluogo è l’unico su tutto il territorio provinciale ad avere strutture deputate all’accoglienza dei senza fissa dimora. «Tutte le nostre strutture sono dotate di impianti di condizionamento - spiega Antonio Colombi, direttore della Caritas Lodigiana - : sia la mensa diocesana, sia il dormitorio di Casa Giuseppe e il centro di ascolto, che è aperto ogni mattina. Anche i nuovi appartamenti che abbiamo da poco inaugurato sono tutti dotati di aria condizionata». Come lo è il dormitorio comunale di via Defendente, appena rinnovato grazie ad un progetto condiviso tra Ufficio di Piano e Comune di Lodi, che insieme al piano per il restyling di tre alloggi comunali di corso Archinti per progetti verso l’autonomia, hanno ottenuto risorse Pnrr per circa 1 milione di euro.
I numeri sono più o meno sempre gli stessi. Circa 70 persone mangiano ogni giorno alla mensa diocesana, aperta 365 giorni l’anno, grazie alla mobilitazione di circa 150 volontari.
«Una componente degli ospiti lavora, con contratti irregolari, precari, con scadenze a breve termine e basso reddito - spiega Joli - : non hanno quindi una stabilità di reddito tale da poter accedere all’abitazione». I posti letto, sia i 30 a Casa San Giuseppe, sia gli 11 al dormitorio di via Defendente, sono sempre esauriti. Oggi è chiuso, e ha bisogno di lavori di restyling il dormitorio all’ex Macello, che potrà essere una risposta per l’eventuale emergenza freddo del prossimo inverno.
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