«Era qua per sostituire un addetto, non aveva mai creato problemi» VIDEO

LO STUPRO DI SAN ZENONE Parla il direttore del centro di accoglienza di San Zenone allestito nell’ex hotel Ambra dove era ospite il 25enne fermato

«Qua non potete entrare». Prima che arrivi il direttore del centro di accoglienza di San Zenone allestito nell’ex hotel Ambra, il clima è teso. Qui era ospite il 25enne fermato con l’accusa di aver stuprato una ragazza di 18 anni, sulla strada per la stazione, tra il 30 e il 31 agosto. I giornalisti restano fuori. Il sole di metà settembre è bollente, alcuni ragazzi sono seduti nel giardino sul retro, di fianco a loro un cumulo di biciclette. Si intravvedono dalle sbarre della recinzione. Qualche giovane arriva con il monopattino, altri a piedi, ma non rispondono alle domande. Un giovane della Sierra Leone dice di non essere informato.

. Video di Alexandru Ploiesteanu San Zenone, parla il direttore del centro che ospitava il ragazzo fermato per stupro

L’operatore telefona e annuncia: «Tra 20 minuti arriva il direttore. Parlerà lui». E il direttore generale della fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi Ets Bledjan Beshiraj arriva a bordo di una macchina blu. Il centro, aperto a San Zenone dal 2014, in questo momento ospita 230 persone, senza fissa dimora e richiedenti asilo inviati dalla Prefettura. «Fin dalle prime ore di domenica quando sono stato chiamato dal comando dei carabinieri ho dato la disponibilità a collaborare - commenta il direttore -, ho messo a disposizione il sistema di videosorveglianza e la disponibilità a far fare il tampone del dna a tutti i nostri ospiti. Il ragazzo dopo l’episodio si è comportato naturalmente, è tornato a lavorare come tutti i giorni. Per noi è stato uno shock quando abbiamo saputo che un nostro ospite che abbiamo accolto e aiutato potrebbe essere il responsabile». Il 25enne «non aveva alcun ruolo di responsabilità - dice Beshiraj -. Prima era in un altro centro e da 8 mesi era nel nostro, ma si era sempre comportato bene, senza dare alcun disturbo. Lavorava nella nostra fondazione, ma a Milano, era venuto a San Zenone per sostituire una persona in ferie come aiuto cuoco. Ha finito il suo servizio il 31 a San Zenone. E infatti ha lavorato domenica e lunedì è tornato a Milano. Non abbiamo mai pensato che potesse essere uno dei nostri il possibile responsabile. Li conosciamo tutti: hanno un percorso personalizzato, con assistenti sociali e psicologi».

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Anche la sindaca Arianna Tronconi è tempestata dalle telefonate. «Abbiamo fornito subito le immagini del posteggio della stazione - commenta -. Il nostro è un pese tranquillo, non siamo abituati ad episodi così. La casa di accoglienza ha un ottimo rapporto con noi. Ieri sono stata al telefono con il direttore fino all’1 di notte. I ragazzi non vengono mai in paese perché la struttura è lontana dal centro: rimangono in genere qua 6 mesi o un anno, poi fanno i ricongiungimenti famigliari nel Nord Europa. Da quando è stato aperto il centro, due ragazzi hanno messo su famiglia a San Zenone. Non abbiamo mai avuto problemi prima».

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L’unico neo, dice, è costituito «dal transito dei ragazzi a piedi lungo i binari. I pendolari protestano. La Polfer fa formazione agli ospiti, loro camminano con le cuffiette in testa e non sentono il rumore dei treni. Mettiamo la rete, ma loro la bucano. La ripariamo da una parte, la strappano dall’altra, ma bisogna evolvere. Camminare lungo i binari è vietato, non devono camminare. Quello che è successo però tra il 30 e il 31 esula da qualsiasi cosa, è inaccettabile, terribile e non ce la saremmo mai aspettata». La sindaca rivendica la presenza ovunque di telecamere che, ammette, «sono servite per individuare il responsabile e servono per le operazioni anti spaccio. Il paese - dice - è presidiato, con Polfer, carabinieri, carabinieri in quiescenza con le pettorine. Una tutela anche durante la stagione scolastica».

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