
Federico Barakat ucciso dal padre in una struttura protetta a San Donato, a 16 anni di distanza continua la battaglia della mamma
MEMORIA Antonella Penati parla ad un convegno e chiede anche che si possa cambiare il cognome ai figli nei casi come il suo. Oggi avrebbe 25 anni
San Donato
Se non fosse stato ucciso dal padre il 25 febbraio 2009 nel corso di un colloquio protetto a San Donbato, Federico Barakat oggi sarebbe un ragazzo di 25 anni con sogni, desideri e progetti per il futuro: il volto del ragazzo che Federico non ha avuto la possibilità di diventare è stato ricostruito dai Ris dei carabinieri di Roma in un’immagine che strappa il cuore. La fotografia elaborata dai Ris è stata mostrata nel corso del convegno dal titolo “L’educazione, l’antidoto contro la violenza”, che si è tenuto mercoledì a Palazzo Marino, organizzato dall’associazione “Federico nel cuore” che è stata fondata dalla mamma Antonella Penati affinché nessuna madre debba più subire il terribile dolore con cui lei convive da 16 anni. Tra i partecipanti, hanno preso la parola l’ex presidente della Camera Roberto Fico, insieme ad altri rappresentanti delle istituzioni e all’avvocato Federico Sinicato che ha assistito Antonella nella sua battaglia che ha affrontato in tutte le sedi con il fermo intento di chiedere giustizia per la morte di suo figlio che è stato il primo bambino in Europa ad essere stato ucciso in una struttura protetta.
Antonella Penati commenta: «Ci sono tre aspetti a cui tengo molto: innanzitutto vorrei ringraziare i Ris che hanno dato un volto al mio Federico 25enne perché questo lavoro è il simbolo dell’impegno che portano avanti i carabinieri che peraltro piacevano al mio bambino in quanto forse lo facevano sentire protetto. Inoltre, durante l’evento, si è parlato della proposta di legge, che richiedo dal 2014 e che è stata avanzata dal Movimento 5 stelle, di istituire la Giornata nazionale in memoria di Federico contro il figlicidio, che dovrebbe ricorrere ogni 25 febbraio in occasione del suo anniversario. Altra istanza di rilievo, della quale si è parlato durante il convegno, riguarda la possibilità per ogni madre di un figlio ucciso dal padre di cambiare il suo cognome postumo. Per me, così per le altri madri che hanno vissuto la mia stessa tragedia, è infatti emotivamente straziante recarmi al cimitero e continuare a vedere inciso sulla lapide di mio figlio il cognome del padre che lo ha ucciso»
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