L’ex assessore vivo per miracolo: «In campo per aiutare i ragazzi del Beccaria»

SAN DONATO Marco Menichetti, 57 anni, un anno fa era caduto in un dirupo in Valsesia, si salvò grazie alla figlia

«Un anno fa ho rischiato di perdere la vita a causa della caduta in un dirupo in Valsesia: passati i momenti più brutti, negli 8 lunghi mesi di convalescenza, in cui ho sofferto per il dolore fisico e per il pesante trauma subito, ho continuato a domandarmi il motivo per cui mi è stata data una seconda opportunità». E l’ex assessore sandonatese Marco Menichetti, 57 anni, che si è salvato grazie alla tempestività con cui sua figlia Viola, allora 16enne, era riuscita a raggiungere il paese vicino per allertare i soccorsi, la sua risposta l’ha trovata. Per questo non ha esitato a farsi avanti quando gli è capitata l’occasione, attraverso la Fondazione Francesca Rava-NHP Italia Ets, di entrare a fare parte del gruppo di operatori impegnati nel carcere minorile Beccaria di Milano. «Dopo essermi trovato tra la vita e la morte, di fronte ad un dono prezioso come quello che ho ricevuto, grazie anche a mia figlia, alla difficile operazione di salvataggio affrontata dal Soccorso alpino, e poi alla rete di famigliari e amici che mi sono stati vicino, ho sentito dentro di me il dovere di restituire qualcosa per dare un significato alla seconda chance che mi è stata concessa». Con questa idea Menichetti, padre di tre figli, ha affrontato il periodo della riabilitazione e della ripresa. Che, anche grazie al desiderio di guardare avanti, è stata più rapida del previsto. «Ero molto incoraggiato dall’idea di riprendere ad allenare i ragazzi della squadra di calcio del territorio che ho seguito per anni – confida -, solo che quando è arrivato il momento di ricominciare non ho avuto questa possibilità». Ma il destino lo ha voluto comunque in campo, a fianco degli adolescenti che si trovano al Beccaria intorno ai quali gravita una rete, anche di volontari, che è impegnata a dare loro una seconda possibilità. Menichetti spiega con entusiasmo che insegna a questi giovani a giocare a calcio, ma anche i valori della sana competitività, dell’aggregazione, dell’inclusione sociale e il piacere di condividere dei bei momenti insieme. Sono del resto gli stessi principi che, nonostante i suoi tanti impegni, lo avevano spinto in passato a ritagliarsi il tempo per presentarsi puntualmente agli allenamenti dove lo aspettava un gruppo di giovanissimi atleti. «Ora sto bene – afferma -, anche se per tutta la vita mi porterò dietro dei postumi fisici legati agli interventi che ho subito d’urgenza, quando era arrivato in condizioni gravissime, date anche dall’ipotermia, all’ospedale di Aosta». È così arrivato il momento di rimboccarsi le maniche. Per questo, Menichetti, che ha alle spalle delle esperienze di formazione dei detenuti nelle carceri di Opera e San Vittore, è tornato anche in cattedra. Grazie infatti ad un progetto con la Fondazione Cariplo e l’associazione Vas, sta pure portando avanti, nell’ambito della sua professione, un lavoro nel liceo Casiraghi di Cinisello Balsamo. «Ho capito che ciascuno di noi deve trovare il tempo, senza continuare a rimandare, per fare ciò per cui si sente portato. E a me piace stare insieme ai ragazzi, con la speranza di riuscire a lasciare un segno positivo nel loro cammino di crescita. Inoltre ho una serie di passioni che intendo coltivare, così come mi sento pieno di energie sul piano professionale». Superata la difficile prova, il tenace sandonatese conclude ricordando: «Spero che la mia storia possa servire a fare coraggio a chi oggi deve trovare la forza di superare un momento difficile, come è capito a me».

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