Peschiera, il sindaco Coden: «Vigileremo sul data center contestato»

«APERTI AL DIALOGO» L’intervista esclusiva al Cittadino

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Clima teso a Peschiera Borromeo per il futuro insediamento del data center Microsoft in via Trieste, nella frazione di San Bovio. La scorsa settimana una delegazione, formata da cittadini e dai componenti dei due comitati locali, ha rivolto critiche e addossato responsabilità all’amministrazione comunale per la mancata opposizione alla progettualità. Il sindaco Andrea Coden si è reso disponibile per rispondere alle domande del “Cittadino”. La popolazione ha paura di dover convivere con un complesso, a ridosso delle abitazioni, che peggiorerà la qualità della vita sotto molteplici punti di vista. Che ne pensa? «Capisco le preoccupazioni di chi vive a San Bovio. Ci vivo anch’io, come molti sanno. Un intervento di queste dimensioni solleva interrogativi concreti sull’ambiente, sull’acqua, sul rumore e sulla qualità della vita. Per questo credo sia importante ricostruire con precisione che cosa è successo e quali strumenti abbiamo utilizzato per tutelare il territorio. Microsoft ha acquistato un’area privata sulla quale il progetto risultava compatibile con il Pgt (Piano di governo del territorio, ndr) vigente. La proprietà privata è tutelata dalla Costituzione e può essere esercitata nel rispetto delle norme urbanistiche, edilizie e ambientali. Il Comune non ha discrezionalità nel vietare un intervento conforme alle regole soltanto perché non lo condivide o perché incontra una contrarietà, per quanto comprensibile. Un diniego deve avere fondamenti giuridici precisi. Questo non significa che l’amministrazione non potesse fare nulla. Significa che doveva agire nell’ambito delle proprie competenze, utilizzando tutti gli strumenti consentiti dalla legge». L’ente locale poteva fare un nuovo Pgt. «Vero, ma una variante generale al Pgt richiede tempi molto lunghi. E un diniego o una variante adottati al solo scopo di fermare un progetto conforme alle regole vigenti avrebbero esposto il Comune, e quindi la collettività, a contenziosi e a ingenti richieste risarcitorie. Quando mi sono insediato, il piano attuativo era già in istruttoria. Abbiamo valutato le alternative e abbiamo scelto di esercitare gli spazi di manovra consentiti dalla legge nel modo che ritenevamo più utile per la città. Ci siamo seduti al tavolo con la società per due mesi, abbiamo lavorato sul progetto e governato il processo per migliorarlo e ottenere le maggiori ricadute positive possibili: il recupero di un’area dismessa e degradata, le opere e le compensazioni previste dalla convenzione, le garanzie sugli impegni assunti».

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