Spacciatore ucciso a Rogoredo, arrestato il poliziotto che ha fatto fuoco: la procura parla di «quadro accusatorio gravissimo, non si fanno sconti a nessuno»

SAN DONATO È scattato il fermo per omicidio volontario nei confronti del 41enne assistente capo del commissariato Mecenate

(Aggiornamento ore 15) «Gravi indizi, rischio di fuga, pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione». È su queste esigenze cautelari che la Procura ha fondato il fermo per omicidio volontario di Carmelo Cinturrino, 41 anni, assistente capo del commissariato Mecenate, accusato di aver ucciso il 26 gennaio Abdelrahim Mansouri nel boschetto tra Rogoredo e San Donato Milanese. Ieri il questore Bruno Megale ha rivendicato la linea della trasparenza: «Noi abbiamo gli anticorpi per far fronte a questo tipo di problematiche. Non dobbiamo fare sconti a nessuno, perché ne va del buon nome della Polizia di Stato». E ancora: «Abbiamo già avviato un’attività ispettiva per verificare eventuali vulnus o errori. Siamo in grado di contrastare le mele marce che stanno al nostro interno». Il procuratore Marcello Viola ha parlato di «fiducia e lealtà» tra Procura e investigatori, ma ha avvertito: «L’indagine è lungi dall’essersi conclusa. Dobbiamo ricostruire il contesto e verificare diversi episodi che meritano approfondimenti uno per uno». Sul fermo ha chiarito: «Il pericolo di fuga è il presupposto tecnico, ma ravvisiamo anche esigenze legate all’inquinamento probatorio e alla prevenzione di analoghi reati». Nel dettaglio investigativo è entrato il pm Giovanni Tarzia: «Fin dal primo sopralluogo abbiamo rilevato elementi distonici rispetto al racconto iniziale». Decisiva la testimonianza di una persona presente: «Abbiamo ripetuto il sopralluogo nelle stesse condizioni di luce per verificare la visibilità. Il riscontro è stato positivo».

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