Spm, capitale oltre i 3 milioni:
entro aprile svelati i conti

PAULLO L’amministrazione cerca di chiarire la situazione della società

Perdite da 4 anni per più di 200mila euro, un capitale superiore ai 3 milioni di euro e un nodo strutturale che pesa più degli altri: i costi dell’impianto natatorio. È su questo equilibrio fragile che si gioca oggi il futuro della Società Paullese Multiservizi (SPM), tornata al centro del dibattito cittadino tra timori e rassicurazioni sulla continuità dei servizi. Entro questo mese saranno resi noti i conti del 2025 per poi avviare le pratiche di dismissione. La fotografia della situazione, nelle parole della vicesindaca Danila Gilberti, che parla di «una fase delicata ma presidiata». I numeri in rosso non sono un fatto episodico, ma il risultato di una dinamica che si ripete negli anni e che riguarda soprattutto la gestione della piscina, voce strutturalmente onerosa anche in contesti analoghi. Da qui la necessità di una valutazione complessiva che tenga insieme sostenibilità economica e obblighi normativi sulle società partecipate. È in questo quadro che si inserisce la liquidazione della società che il Comune intende portare avanti. Non chiusura, ma valorizzazione del patrimonio: strutture sportive e piscina resterebbero pubbliche e tornerebbero nella piena disponibilità dell’ente, mentre si aprirebbe parallelamente la costruzione di un nuovo modello gestionale. Verso il passaggio da una gestione societaria a una diversa architettura, ancora da definire, che dovrà dimostrare di reggere sul piano economico dove l’attuale struttura ha mostrato limiti. Non a caso l’amministrazione si è affidata a consulenze tecniche e legali, in un percorso che viene descritto come necessariamente lungo per gli effetti che produrrà negli anni. Nel frattempo, la linea politica indicata resta quella della continuità: nessuna interruzione del servizio, piscina aperta, tutela dei lavoratori e mantenimento dell’offerta per scuole, famiglie e associazioni. Sul fronte del rilancio, l’amministrazione rivendica interventi già avviati sugli impianti di terra e interlocuzioni con operatori esterni per ampliare l’offerta e aumentare l’attrattività del polo. Ma è proprio su questo passaggio che si giocherà la credibilità del percorso: trasformare una fase difensiva, segnata da perdite e vincoli normativi, in una strategia capace di ridefinire il modello.

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