Vite da salvare, «5 ore di corso fanno la differenza»
PAULLO Il parere della dottoressa Giulia Acquistapace dopo l’episodio che ha coinvolto la consigliera comunale Alice Bellavita
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Il defibrillatore salva la vita. Cinque ore di corso per imparare una sequenza semplice: riconoscere l’arresto cardiaco, chiamare il 112, iniziare il massaggio e usare uno strumento che, se arriva in tempo, può rimettere in ritmo un cuore fermo. È questa la battaglia quotidiana degli “Amici del cuore”, l’associazione che nel Lodigiano da anni lavora per diffondere la cultura della rianimazione e la presenza dei defibrillatori. A spiegare l’importanza della formazione è Giulia Acquistapace, direttrice sanitaria dell’associazione. I numeri dicono che la morte cardiaca improvvisa colpisce circa una persona ogni mille abitanti ogni anno. Nel Lodigiano significa, indicativamente, circa 250 persone che possono andare incontro a un arresto cardiaco inatteso, spesso senza segnali premonitori. «Nel 75 per cento dei casi alla base c’è un’alterazione del ritmo del cuore – spiega la dottoressa - e l’unico modo per interrompere questa situazione è intervenire con il massaggio cardiaco e il defibrillatore». Il tempo, in questi casi, non è un dettaglio: è la differenza tra tornare alla vita o perderla. Il corso per diventare abilitati all’utilizzo del defibrillatore dura circa 5 ore. Una parte è dedicata alla teoria, l’altra alla pratica sul manichino. Si impara prima di tutto a controllare che la scena sia sicura, poi a riconoscere l’arresto cardiaco, chiamare i soccorsi e iniziare le manovre. Il massaggio cardiaco permette di mantenere una minima circolazione del sangue, continuando a fornire ossigeno a cuore e cervello fino all’arrivo del defibrillatore e dei soccorsi avanzati. «Se cuore e cervello continuano a ricevere sangue - sottolinea la dottoressa - le cellule non muoiono e aumenta la possibilità che la persona torni a una vita normale, con le proprie gambe, nella propria famiglia». Anche l’utilizzo del defibrillatore, spesso considerato complesso, è alla portata di tutti. «È uno strumento sicuro, con pochi comandi, che guida passo passo chi lo utilizza». La difficoltà, più che tecnica, è superare il timore di intervenire. Per questo l’allenamento resta fondamentale: «Come andare in bici, una volta imparata la sequenza le mani la ricordano». Nel Lodigiano oggi sono presenti circa 330 defibrillatori, in gran parte installati dagli “Amici del cuore”. Ma la distribuzione resta disomogenea: molti sono concentrati nei centri abitati, pochi nelle zone di campagna. «Il numero può sembrare alto - osserva Acquistapace - ma non basta se pensiamo alle persone che ogni anno potrebbero averne bisogno
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