
Contini, perché una candidatura con Rivoluzione civile?
«Perché è un progetto rappresentativo di una certa visione politica della sinistra: penso all’anti-liberismo, economicamente e per quanto concerne quei diritti sgretolati da riforma delle pensioni, abolizione dell’articolo 18 eccetera. C’è una comunità di intenti rispetto a queste problematiche. Oltre al discorso legato all’ambiente e al territorio, c’è grande attenzione ai concetti di legalità e giustizia, a una lotta profonda e strutturale alla mafia, al controllo sui grandi capitali: credo che attengano a quel senso generale di equità e giustizia che appartiene alle radici del popolo di sinistra».
Parliamo del Lodigiano: lei è un attivista del Movimento No Tem...
«Venendo anche da quella realtà, e come società civile, abbiamo affrontato sul territorio in maniera sistematica questo tema e quello dello stoccaggio gas a Cornegliano. Il consumo del territorio e l’ambiente mi interessano molto: per questo abbiamo chiesto garanzie ad Ingroia rispetto alle grandi opere. Sulla Tangenziale est esterna milanese, indipendentemente dalla cantierizzazione lungo tredici punti, distribuiti peraltro nel modo più devastante possibile, sono convinta che ancora si possa fermare, o nel caso peggiore riconvertire in altro, come piste ciclabili: e dove possibile tutto dovrà essere riportato a come era. Molti sono cantieri “civetta”, l’opera è al momento finanziata solo per il 5% e c’è un illusione di fondo sul ruolo salvifico di queste infrastrutture».
Crede che esistano altre opzioni?
«Certo. Furono fatti studi di fattibilità degli interventi sulla viabilità (Polinomia) e sulle possibili alternative. La soluzione è semplice: potenziare la viabilità ordinaria e il trasporto pubblico. Aspettiamo da anni che venga realizzato il prolungamento della M3. La Tem non è utile al traffico locale e il costo del pedaggio di oltre 4 euro la rende poco sinergica anche al traffico pesante».
Quali sono le altre questioni cui darebbe particolare importanza?
«Sono molto preoccupata per i tagli alla scuola pubblica, che deve essere di qualità e fatta funzionare, senza privilegi esclusivi per il privato. Analoga questione è quella della sanità: in Lombardia si parla sempre di eccellenze, ma se non si riesce ad accedervi, è inutile. Ultimo, ma non per importanza, il problema della cittadinanza agli immigrati. Non mi piace il concetto di “padroni a casa nostra”, lo stesso termine “padroni” mi ricorda i tempi della schiavitù e la sola idea mi fa ribrezzo».
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