Biglietti e giovanili non bastano: servono imprenditori illuminati

CALCIO Una stagione di Serie D può arrivare a costare 1 milione di euro, in Eccellenza anche 300mila: è necessario trovare investitori appassionati

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La prima parola è sempre passione. Nel calcio dilettantistico e semi-professionistico i soldi contano, certo, ma non bastano a spiegare perché un imprenditore decida di investire tempo ed energie in una società sportiva. Se nel capoluogo i grandi nomi dell’imprenditoria hanno storicamente guardato altrove (o meglio: salvo rari casi non hanno mai investito nelle realtà calcistiche locali), nei centri della provincia non mancano esempi di mecenatismo che consentono ai club di restare competitivi. Il caso più emblematico è quello del Sant’Angelo, oggi la realtà di categoria più elevata. Da otto anni alla guida dei rossoneri ci sono Rino Balzano, il patron, e Luca Gaeli, il vicepresidente, imprenditori di stanza a Milano che si sono innamorati dei colori barasini. La società si regge in larga misura sul loro sostegno economico. Il resto arriva da sponsor, settore giovanile, biglietteria e attività collaterali.

Per affrontare una stagione di Serie D, in generale, servono risorse considerevoli: tra i 500mila e il milione di euro, cifra che può lievitare se il club in questione possiede forti ambizioni di vittoria. Non è, per quest’anno, il caso del Sant’Angelo che ha deciso di mettere a disposizione un budget contenuto e allestire una rosa che possa lottare per la salvezza. «Sono un immobiliarista puro che opera a Milano da trent’anni – racconta Balzano, originario di Torre Annunziata –. Luca è immobiliarista e costruttore. Ci fece incontrare l’allora direttore del Sant’Angelo, Scognamiglio. Io sono patologicamente malato di calcio: sono stato presidente del Linate, dove giocava mio figlio, poi del Real Milano, del Brugherio e infine del Sant’Angelo». Gaeli ha invece raccolto l’eredità del padre Pietro, entrando nel club quando la squadra era ancora tra Promozione ed Eccellenza.

L’altra formazione del territorio in Serie D, il Sangiuliano City, poggia quasi interamente sulle risorse della famiglia Luce, proprietaria dell’omonimo gruppo immobiliare attivo da quarant’anni tra San Giuliano Milanese e il Sudmilano. Giovanni Luce e il figlio Andrea, attuale presidente, hanno costruito una delle storie sportive più sorprendenti degli ultimi anni. Tutto è iniziato nel 2016 con l’acquisizione del Borgolombardo, poi diventato Città di San Giuliano. Successivamente è arrivata la fusione con il NibionnOggiono e la nascita del Sangiuliano City, culminata con la promozione in Serie C.

A Codogno il punto di riferimento è Alessandro Pellini, titolare dell’azienda omonima, realtà conosciuta a livello internazionale per il sistema ScreenLine, schermatura solare integrata nelle vetrate isolanti. «Sono entrato nel calcio perché Diego Porzio, fratello dell’attuale presidente Emanuele Porzio, mi chiese una mano quando non poteva più proseguire il suo impegno – spiega Pellini –. Noi siamo il main sponsor e lo facciamo solo per Codogno: non ci interessa fare calcio altrove». In Eccellenza una stagione può costare tra i 100mila e i 300mila euro. «Direi che più o meno la cifra è quella. Abbiamo diversi sponsor del territorio che coprono circa metà del budget. Per il resto incidono biglietteria e bar, ma il “mecenatismo” è indispensabile. Il calcio è una grande passione: sono stato abbonato all’Inter per trent’anni. Puntiamo molto sul settore giovanile, ricostruito da zero, senza mai fare il passo più lungo della gamba. L’obiettivo è crescere con programmi triennali e provare ad arrivare in Serie D».

A Lodi, infine, il quadro è più complesso. In attesa che si chiariscano le vicende legali che da tempo gravano sul Fanfulla, la guida è nelle mani della famiglia Tufo, imprenditori di Cernusco sul Naviglio attivi in un’azienda di tende. In Promozione i costi sono inferiori, ma resta da capire chi sosterrà il peso della ripartenza: la situazione continua a essere tutt’altro che definita.

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