CALCIO C’è Sartori da San Donato dietro il “miracolo” Bologna

Il direttore sportivo lodigiano artefice della stagione d’oro dei felsinei

Bologna

La classifica racconta della forza consolidata del Bologna, quasi tornato a essere lo “squadrone che tremare il mondo fa”. Lo slogan risale ai tempi che furono, era intonato negli anni ’30 e poi nei ’60, quando in Italia ed in Europa c’era un dominio della squadra felsinea, ma è riemerso dal passato anche grazie a un direttore sportivo lodigiano cresciuto a San Donato. Giovanni Sartori, classe 1957 e giocatore nel Milan della stella del 1978/79, è diventato direttore dell’area tecnica rossoblù nell’estate del 2022 riuscendo a replicare il suo modello vincete di gestione dei club, iniziato al Chievo trent’anni fa e proseguito all’Atalanta. Ovvero scelta di allenatori “visionari” nel gioco (Delneri, Gasperini, Thiago Motta e ora Italiano), largo ai prospetti pescati all’estero e bilanci in ordine. Se in questa stagione il Bologna è tornato in Champions dopo un’assenza di quasi 60 anni, l’obiettivo in corso d’opera è fare il bis (oggi garantito dal 4° posto), oltre a puntare la finale di Coppa Italia, ad aprile giocherà la semifinale, raggiunta dopo 26 anni, contro l’Empoli. Sartori lavora in silenzio dietro le quinte, divide i meriti con i collaboratori, non si specchia nelle interviste e semmai le concede a risultati acquisiti. Un uomo concreto che invece di guardarsi in tv Real Madrid-Barcellona prende l’aereo per visionare dal vivo un giocatore del campionato belga. Due cessioni illustri, Zirkzee al Manchester United e Calafiori all’Arsenal (40 milioni il primo e 50 il secondo) hanno rinforzato il bilancio ma non hanno indebolito la squadra quest’anno; ci pensano Ferguson, Castro, Dominguez, Ndoye e Odgaard a tenere in alto il Bologna. Il presidente Joey Saputo a febbraio ha prolungato il contratto di Sartori fino al 2027: i fuoriclasse sono senza età e soprattutto non si fanno scappare. n

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