(Foto di Canali)
IL TRAGICO BLITZ ANTIDROGA Il proiettile della polizia ritrovato nella scatola cranica della vittima
Un solo colpo di pistola esploso a distanza e con una traiettoria laterale alla testa. È questo, in sintesi, il primo dato che emerge dall’autopsia sul corpo di Abderrahim Mansouri, il 28enne di origine marocchina ucciso il 26 gennaio nel bosco di Rogoredo durante un blitz antidroga del Commissariato Mecenate.
L’esame eseguito oggi, 3 febbraio, all’Istituto di medicina legale di Milano, ha chiarito che il proiettile calibro 9 Parabellum sparato dall’assistente capo C. C., attualmente indagato per omicidio volontario, non ha trapassato il cranio della vittima, ma è rimasto conficcato nella scatola cranica.
Un elemento ritenuto compatibile con uno sparo esploso da una distanza significativa - circa trenta metri - dalla posizione in cui è stato ritrovato il bossolo fino al punto in cui Mansouri si è accasciato a terra.
L’approfondimento sul “Cittadino” di mercoledì 4 febbraio
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