EX LINIFICIO «Un museo diffuso che agisca con Brera»: la strada per evitare un futuro infausto
IL CONTRIBUTO Il ventaglio di proposte è stato presentato al sindaco di Lodi Furegato da un autorevole gruppo di lodigiani: «Se il museo non si rigenererà ogni anno non potrà reggere economicamente»
Egr. sig. dott. Andrea Furegato
Sindaco di Lodi
Il 2 aprile 2025 il sindaco di Lodi Andrea Furegato, in una sorta di “lettera aperta” indirizzata alla città e dedicata alla sede del futuro Museo Civico, scriveva che «l’obiettivo prefissato non è solamente quello di realizzare il nuovo Museo, ma di avere a disposizione un “Museo nuovo”, dove sarà piacevole tornare spesso, dove si potrà imparare sempre qualcosa di nuovo, che muoverà la curiosità per alimentare la ricerca, personale e di gruppo, dove la storia e la vita di ogni giorno saranno in dialogo costante e la cultura non sarà godimento esclusivo di coloro che già la detengono, ma conquista possibile per tutti, e dove le vicende storiche potranno diventare realmente patrimonio di ogni cittadino e di chi desidera conoscere Lodi».
La mostra prototipo “Essere fiume”, aperta nell’aprile 2025 a Spazio21 a San Fereolo, commissionata e prodotta dall’amministrazione comunale e realizzata con una serie di collaborazioni, ha inteso configurare il terreno in cui la nuova realtà dovrà affondare le radici, se vorrà essere a pieno titolo specchio di una comunità, capace di proiettarsi oltre il territorio: un terreno che si identifica nella relazione tra la città, il suo popolo e il fiume sulle cui sponde è nata.
Il sindaco di Lodi ha ripetutamente sollecitato la cittadinanza a esprimere suggerimenti, proposte, idee sui contenuti del futuro Museo.
È in questo contesto che, raccogliendo l’invito del Sindaco, intendiamo fornire un contributo, dando per scontati i requisiti che deve avere un’esposizione museale (a partire da quanto disposto dal D.M. 10 maggio 2001 - Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei).
***
È raro che una persona che abbia già visitato un Museo di provincia torni a rivederlo a tempi brevi. Le statistiche attestano che trascorrono almeno cinque anni prima che la visita possa ripetersi. Stante il numero dei residenti nella città di Lodi e nel territorio circostante, se il Museo Civico di Lodi non sarà in grado di rigenerarsi ogni anno, accogliendo anche nuove utenze da fuori territorio, è destinato a non reggersi economicamente e a chiudere i battenti nello spazio di breve tempo.
Partendo da simili considerazioni presentiamo, di seguito, alcune riflessioni che possano fornire alcuni spunti per chi, sia come curatore sia come direttore, avrà il compito di valutare e decidere i contenuti del Museo, del suo allestimento e della programmazione delle mostre ed eventi da cadenzare negli anni immediatamente successi all’inaugurazione.
Gli spazi espositivi permanenti
Il materiale appartenente allo storico Museo Civico di Lodi era ed è molto esiguo. Sarebbe auspicabile poterlo incrementare con nuovo materiale, favorendo così un circuito virtuoso.
• Nel corso dei secoli (in particolare negli ultimi settant’anni) dal sottosuolo del Lodigiano sono emersi reperti di considerevole valore, connessi alla storia del territorio, dall’Età del ferro alla longobarda. Questo materiale (venuto alla luce in epoca contemporanea soprattutto a Lodi Vecchio, Boffalora d’Adda, Lodi, Crespiatica, Corte Palasio), unitamente a quello rinvenuto nella posa dei metanodotti, negli scavi per l’Alta velocità o per la nuova Tangenziale est esterna, è solo in minima parte esposto nei Musei di Milano, perché nella stragrande maggioranza è custodito nei depositi della Soprintendenza, inaccessibile ai visitatori. È doveroso entrarne in possesso e costituire nel futuro Museo un’importante sezione archeologica che – unitamente a quella presente nel Museo di Lodi Vecchio – possa esporre le testimonianze vive della storia del Lodigiano. La Soprintendenza non si opporrà a questi trasferimenti: lo si è visto con il materiale spostato da Lodi per costituire il museo archeologico Lodi Vecchio, o con i reperti emersi dal sottosuolo di Spino d’Adda e Dovera (territorio “cremasco”) che sono stati ceduti d’ufficio dal Museo Civico di Lodi a quello di Crema.
• Risulta molto buona l’idea di sviluppare il tema di “Lodi città dell’acqua”, considerando che il capoluogo del Lodigiano è stato fondato, è cresciuto e si è sviluppato sul fiume: aspetti, questi, evidenziati nella citata mostra “Essere fiume”. Occorrerà però coinvolgere a pieno titolo l’intero territorio che si affaccia sul fiume e le istituzioni che interagiscono con esso, a partire dal Parco Adda Sud, che – lo ricordiamo – è in possesso di una documentazione ricchissima, tanto che dal 1989 ai giorni nostri ha pubblicato ben 36 volumi dedicati al territorio fluviale lodigiano, cremasco e cremonese. E, parlando di acqua, diventa irrinunciabile coinvolgere il Consorzio di Muzza, il cui omonimo canale, uscendo dall’Adda a Cassano, disseta 74.000 ettari di terra in 69 comuni, 53 dei quali si trovano in provincia di Lodi. E, sempre soffermandoci sul tema dell’acqua, non dimentichiamo che alcune realtà del Lodigiano ospitano numerosi oggetti collegati alla storia della pesca sul fiume (reti, fiocine, battelli, arpioni e bertavelli) e soprattutto custodiscono piroghe risalenti all’alto medioevo tratte a riva dall’Adda (una, ad esempio, è presente nell’abbazia del Cerreto, una nel Centro visite del Parco Adda di Castiglione, due nel Museo di Cavenago d’Adda): si tratta di manufatti scavati nei tronchi di rovere e di grande interesse archeologico. Alcuni di questi monossili rinvenuti nell’Adda, in territorio lodigiano, sono attualmente in deposito presso il Museo di Crema.
• È scontato che uno spazio considerevole sarà riservato alla ceramica, mettendo in mostra i pezzi già in possesso del Museo Civico. Si auspica che questo importante materiale possa essere incrementato: in numerose abitazioni private di Lodi e dei centri abitati vicini si trovano piccoli e grandi collezionisti che possiedono pezzi di considerevole valore. A livello generazionale i collezionisti stanno chiudendo un’epoca, senza che vi sia un ricambio: che fine farà tutto questo patrimonio? A tale proposito diventa importante favorire e incentivare non solo le donazioni, ma anche le cessioni in deposito, con contratti di comodato gratuito e, in prospettiva, riuscire a stringere accordi con altri Musei della ceramica sparsi in tutta Italia, entrando in un circuito che conta un alto numero di appassionati (e di visitatori).
• In tutto il mondo una decina di comunità porta il nome di Lodi. Una di queste, la Lodi in California, ha 65mila abitanti, ventimila in più del capoluogo del Lodigiano. Lodi è anche ritratta in un bassorilievo in marmo sull’arco di trionfo di Parigi. Questo perché il 10 maggio 1796 Lodi fu teatro della celebre battaglia che lanciò l’astro di Napoleone Bonaparte. Ancora oggi comitive di turisti francesi giungono a Lodi alla ricerca del palazzo dove soggiornò Napoleone e a visitare i luoghi napoleonici. Come già in misura ridotta nel precedente museo era presente una “sala napoleonica”, è fortemente auspicabile nel futuro Museo sia presente un articolato percorso riservato a Napoleone, alla battaglia del ponte e a tutti i legami napoleonici con la città (il monumento che fu innalzato in suo onore, il grande dipinto dedicato allo scontro, gli autografi napoleonici, gli editti, i dispacci dei funzionari imperiali, ecc.). Un simile percorso, integrato con visite tematiche in città, attirerà turisti e visitatori anche fuori dal territorio.
• Sempre al fine di valorizzare la storia cittadina, una parte dell’allestimento del futuro Museo potrebbe essere dedicata a Federico I Hohenstaufen, fondatore della città e a tutti i legami intercorsi tra il Lodigiano e i successori del Barbarossa (pensiamo, ad esempio, a Federico II, all’imperatore Sigismondo e alla bolla “Ad pacem” del concilio di Costanza, ecc.). Anche in questo caso si potrebbe incentivare il turismo proveniente dalla Germania, grazie anche al gemellaggio con la città di Costanza.
• Altro importante evento storico nel quale entra il nome della città è la “Pace di Lodi” siglata nel 1454. Anche questo evento meriterebbe uno spazio all’interno del museo che illustri le vicende che portarono alla sottoscrizione del celebre trattato e a tutto quanto ne scaturì, in Italia e nel mondo, quando grazie ai quarant’anni di pace in Italia scaturì il Rinascimento.
• Il materiale risorgimentale che costituiva un aspetto del preesistente Museo civico potrebbe essere ampliato ottenendo in comodato gratuito oggetti o documenti presenti in altre raccolte del territorio (citiamo ad esempio il Museo combattentistico e d’arma di Codogno o la ricca documentazione di Villa Pallavicino di San Fiorano): in questo contesto diventerà importante interagire anche con il museo risorgimentale di Melegnano ospitato nelle sale del Castello Mediceo.
• Il futuro Museo non potrà non interagire con le realtà e le istituzioni del territorio che conservano raccolte di grande interesse ed espongono un ricco patrimonio legato alla storia della nostra terra. Alcuni di questi Musei anche in epoca recente sono stati ampliati, incrementati, arricchiti di testimonianze preziose. Citiamo, ad esempio, il Museo diocesano d’arte sacra (di cui è stata appena inaugurata la seconda sede nel tempio di San Cristoforo), il citato Museo archeologico di Lodi Vecchio, la Pinacoteca Lamberti di Codogno, le esposizioni del Castello Morando Bolognini di Sant’Angelo, il Museo d’arte moderna contemporanea della provincia di Lodi, il Museo paleontologico di San Colombano al Lambro, il Museo della fotografia della famiglia Bescapè, i Musei etnografici (alcuni dei quali ricchi di oltre mille oggetti) che custodiscono un patrimonio incalcolabile legato alla vita lodigiana dei decenni passati.
Tra queste realtà, di particolare interesse, è il Museo della Stampa, tra i pochi dell’Italia settentrionale che custodiscono un alto numero di macchinari d’epoca. Un’esposizione di tale materiale presso il Museo, unito alla collaborazione con la Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” del castello Sforzesco potrebbe far ottenere in comodato gratuito materiale oggi non esposto a Milano legato al territorio lodigiano o di Lombardia. Parallelamente si potrebbe realizzare un’esposizione permanente, magari multimediale, dedicata alla stampa giornalistica lodigiana che, soprattutto nell’Ottocento, visse una vivace ed importante stagione anche al di fuori del nostro territorio.
Ci si augura inoltre che nei prossimi anni possa finalmente diventare accessibile la Lodi Murata con la visita a una parte delle sale e dei camminamenti sotterranei nell’area del castello. Nel frattempo la città di Codogno ha ottenuto un ingente finanziamento finalizzato al recupero dell’ex Ospedale Soave, da utilizzare anche a scopi espositivi.
• È importante che il Museo Civico di Lodi si connetta con le realtà espositive del territorio, coinvolgendo anche altre istituzioni locali (quali ad esempio la Fondazione Comunitaria, la Fondazione della Banca Popolare di Lodi, i Comuni sedi di Musei, il Sistema Museale del Lodigiano), per raggiungere tre importanti obiettivi:
a – Addivenire a un’organizzazione che assicuri, inizialmente per i Musei più importanti, un’apertura non più saltuaria (spesso affidata al volontariato) ma continuativa, almeno in alcuni giorni della settimana.
b – Pervenire a un biglietto comune che consenta in futuro la visita guidata a più Musei, alla Lodi sotterranea o a monumenti storici di rilevante importanza presenti nel Lodigiano (quali i castelli, i palazzi nobiliari, la basilica di San Bassiano, le abbazie di Cerreto, Ospedaletto e Villanova). A tale proposito facciamo riferimento anche all’iniziativa delle tessere di abbonamento a più musei (ci riferiamo a www.abbonamentomusei.it), che consente l’accesso con un un’unica tessera a musei, gallerie e siti culturali convenzionati in tutto il mondo, ma anche di partecipare a conferenze e progetti internazionali, promuovendo la crescita professionale e la comunità museale globale.
C – Un museo che funziona sul e per il territorio potrebbe fare da stimolo per consentire anche ad altre realtà lodigiane di ottenere il riconoscimento regionale, in modo da poter creare un’ampia rete museale riconosciuta e ufficiale (oggi il Lodigiano è fanalino di coda nel territorio lombardo, perché in possesso di questo titolo è solo il Museo di Ettore Archinti di Lodi).
Gli spazi espositivi a rotazione
Per rendere “vivo” un museo occorre rinnovarlo continuamente, con mostre mirate in grado di catalizzare l’attenzione del grande pubblico. Quanto sopra tenendo conto della spesa necessaria per l’allestimento e soprattutto per la promozione e la pubblicità dei vari appuntamenti. A tale proposito presentiamo alcune idee concrete.
• La Pinacoteca di Brera possiede nei propri depositi un patrimonio incalcolabile di opere d’arte eseguite da artisti cosiddetti “minori” che non riesce ad esporre a causa dei limitati spazi a disposizione. Perché non interagire con la Pinacoteca di Brera, permettendo alla stessa di poter mettere in mostra tutto questo patrimonio nel Museo di Lodi, attraverso mostre mirate? Il successo sarebbe assicurato, come è recentemente avvenuto con la pregevole opera di Stefano Bersani di grandi dimensioni proveniente da Brera ed esposta nella mostra de “Le donne di Casa Manzoni” organizzata dalla Fondazione Cosway di Lodi. Mostre tematiche quali, ad esempio, “Lodi città del Barocco” (con la contestuale visita ad alcune chiese della città e del territorio) registrerebbero interesse e affluenza di pubblico. Lo stesso dicasi per altre mostre, sempre in stretta collaborazione con Brera o altre istituzioni museali milanesi, dedicate a determinati periodi storici, quali ad esempio “Il Settecento lombardo” oppure “L’Ottocento lombardo”. Lodi potrebbe diventare a pieno titolo una sorta di secondo polo espositivo di Brera anche per iniziative organizzate da quest’ultima.
• Sempre dalla Pinacoteca di Brera si potrebbero ottenere opere d’arte in deposito o in comodato gratuito da esporre in modo permanente. Opere di autori lodigiani, a partire dalla “Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni Battista e Girolamo” eseguita da Callisto Piazza nel 1526. Oppure la “Adorazione dei Magi” di Marco d’Oggiono e Giovanni Agostino da Lodi del 1510-1520. O, anche, il celebre “Ritratto del condottiero Ludovico Vistarini” sempre di Callisto Piazza, risalente al 1535-1541. Lo stesso dicasi per il “Doppio ritratto - San Pietro e San Marco Evangelista” di Giovanni Agostino da Lodi del 1490-1495.
Preoccupati per i documenti dell’Archivio storico nello scantinato
Infine, non ultimo, sottolineiamo un problema già più volte evidenziato nei mesi scorsi, legato all’ubicazione dell’Archivio Storico comunale, che custodisce milioni di documenti del Lodigiano e del Cremasco, a partire da una ricchissima collezione di pergamene medioevali. La dislocazione dell’Archivio, individuata in uno scantinato, si presta a danni irreversibili nel caso in cui fosse sottoposto ad una repentina variazione di umidità o di temperatura o, ancora peggio, invaso delle acque di un nubifragio. Soprattutto in quest’ultimo caso possono essere previsti tutti gli accorgimenti possibili per evitare tale evento, ma un errore umano o il cattivo funzionamento delle pompe idrauliche registrerebbero la perdita irreparabile della documentazione riguardante la storia dell’intero territorio. Da quando la Soprintendenza archivistica ha fornito il proprio assenso a tale ubicazione, tutto è drasticamente mutato: anche nel Lodigiano a causa dei mutamenti climatici si sono moltiplicati ovunque i nubifragi innescati dalle “bombe d’acqua”. Occorre prepararsi al peggio: a tale proposito, per scongiurare la perdita della documentazione della storia del Lodigiano e del Cremasco a causa di un possibile allagamento, rinnoviamo la richiesta che la sede dell’Archivio Storico comunale venga trasferita in un luogo più sicuro.
***
La gestione del Polo museale
Lodi è a pochi chilometri dall’area metropolitana milanese. Questa ha un numero di abitanti simile alla metà di coloro che risiedono nella Svizzera. Grazie alla linea ferroviaria si impiegano venti minuti per raggiungere Lodi da Milano e viceversa. Per buona parte della giornata, i treni hanno una frequenza di mezz’ora l’uno dall’altro. Il Museo di Lodi può ambire ad un’utenza vastissima, e l’iniziativa del Festival della Fotografia etica dimostra che anche i sogni nel cassetto possono concretizzarsi, nel giro di pochi anni.
Pur non volendo entrare nel merito dei programmi finalizzati alla gestione del futuro Museo Civico, riteniamo che il modello di gestione debba essere affrontato e risolto al più presto, anche per assicurare, in occasione dell’inaugurazione degli spazi espositivi, la presenza di una prima mostra in grado di catalizzare l’attenzione di tanti visitatori provenienti anche da fuori territorio.
Condividendo un pensiero comune, il modello migliore potrebbe essere quello di una Fondazione che, come in altre realtà virtuose, contempli e sia aperta anche alla partecipazione del mondo imprenditoriale del territorio.n
Luca Bertoni, Sandro De Palma, Luca Marcarini, Ferruccio Pallavera, Marco Parini
© RIPRODUZIONE RISERVATA