Crescono le attività degli stranieri, è emorragia per le imprese italiane

In dieci anni perse 2.885 unità (meno 13,4 per cento) gestite da titolari nati nella Penisola

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Nel Lodigiano in dieci anni, dal 2013 al 2023, il numero di imprenditori immigrati con partita Iva è aumentato del 20,3%, da 2.135 a 2.568 (+433 unità). In Lombardia solo in quattro province la crescita percentuale è stata superiore. Per contro, sempre nel Lodigiano, nello stesso periodo il numero di imprenditori italiani è diminuito di 2.885 unità (-13,4%). È quanto risulta dall’analisi del report nazionale della Cgia di Mestre dal titolo “Ad aprire le imprese sono rimasti solo gli stranieri. O quasi”.

Nella classifica nazionale composta in base all’incremento percentuale di imprenditori stranieri registrato tra il 2013 e il 2023 il Lodigiano è al 56° posto. Le quattro province lombarde in cui sono stati registrati valori percentuali superiori sono quelle di Milano (+49,4%, da 61.686 a 92.168 unità), Monza Brianza (+48,6%, da 7.367 a 10.946), Pavia (+28,1%, da 5.043 a 6.459) e Lecco (+21,9%, da 2.020 a 2.463). Alle spalle del Lodigiano figurano le province di Bergamo (+20,1%, da 10.329 a 12.404 unità), Como (+18,9%, da 5.495 a 6.534), Varese (+18,2%, da 8.072 a 9.539), Cremona (+17,1%, da 3.219 a 3.769), Sondrio (+12,7%, da 1.039 a 1.171), Brescia (+12,0%, da 14.628 a 16.386), Mantova (-3,0, da 4.638 a 4.499).

In valori assoluti, nell’arco di dieci anni, gli imprenditori stranieri sono aumentati in Lombardia di 43.235 unità, da 125.671 a 168.906 (+34,4%), quelli italiani sono calati di 65.510 unità. L’unica provincia in regione che, contestualmente all’aumento di imprenditori stranieri, ha registrato un aumento anche delle imprese a guida italiana (+12.995 unità) è stata quella di Milano. La provincia che in valori assoluti ha registrato la diminuzione più consistente di imprese a guida italiana (-14.264 unità) è stata quella di Brescia.

In Italia negli ultimi dieci anni le imprese attive guidate da titolari nati all’estero sono aumentate del 29,5 per cento (in valore assoluto l’incremento è stato di 133.734 unità), quelle guidate da italiani sono scese del 4,7 per cento (-222.241 unità).

«Il fenomeno - commenta la Cgia - si presta a diverse letture. In linea generale possiamo riportare due considerazioni oggettive. La prima positiva: chi apre una attività imprenditoriale diventa parte attiva del sistema economico. La seconda negativa: non sarebbero trascurabili le attività economiche a guida straniera avviate per “coprire” operazioni di evasione e commercializzazione su larga scala di merce contraffatta».

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