Lavoro e intelligenza artificiale, relazione e ascolto sono decisivi

LODI Pappalardo, Fossen e Carelli a confronto in sala Granata su responsabilità e talento nell’era digitale

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Se l’intelligenza artificiale corre, resta comunque una costante: il valore dell’uomo. Una condizione intorno alla quale si è sviluppato l’incontro di martedì sera, dedicato al senso del lavoro oggi, tra responsabilità, talento e competenza nell’era dell’intelligenza artificiale. A confrontarsi sono stati Massimiliano Pappalardo, filosofo del lavoro, saggista, docente e consulente aziendale, Desiree Fossen, Head of Hiring, Training and Development di Rinascente, Emanuele Carelli, vicepresidente Giovani Imprenditori Confartigianato Lombardia e ceo dell’agenzia di comunicazione Minimals, nella serata condotta dal direttore de “Il Cittadino”, Lorenzo Rinaldi.

È Massimiliano Pappalardo, autore del libro “La grazia del lavoro. Crescere, prendersi cura e ritrovarsi nella propria professione”, a spostare subito il discorso dal semplice posto di lavoro alla dignità della persona. Il punto di partenza è la domanda: il lavoro rende davvero l’uomo più degno? «Il lavoro - spiega il filosofo -, non vale soltanto per ciò che produce o per il riconoscimento sociale che porta». Per Pappalardo è una delle qualità che oggi possono fare la differenza nel rapporto tra uomo e macchina: «La differenza, dunque, non sta soltanto nelle competenze tecniche. Sta nella capacità di costruire una relazione, di ascoltare, di comprendere l’altro».

Desiree Fossen, responsabile delle risorse umane di Rinascente, porta nella discussione il punto di vista di chi ogni giorno incontra ragazzi alle prese con la ricerca del primo impiego. «Quando un’azienda incontra un giovane, gli sta facendo una promessa. E quel giovane, a sua volta, ha investito tempo e formazione in quella scelta». Per Fossen sono poi fondamentali: capacità di ascolto, reciprocità, energia, modo di comunicare. Rinascente ha già iniziato a confrontarsi con l’intelligenza artificiale: «In un’azienda dove il cliente cerca ancora molta relazione - prosegue Fossen -, il fattore umano resta decisivo».

Emanuele Carelli, porta invece la prospettiva di chi l’azienda l’ha costruita. La sua realtà, Minimals, opera nella comunicazione digitale, con un’età media giovane. E qui arriva uno dei problemi più delicati: trattenere i talenti. «Formare una persona significa investire tempo e risorse - spiega Carelli -, ma se quella persona, una volta formata, se ne va, l’azienda perde quell’investimento. Per questo l’attrattività non può essere soltanto una questione di stipendio. Bisogna fare in modo che il lavoratore si senta accolto e riconosciuto». E l’autenticità, nel digitale come negli altri settori, resta un capitale. «Il lavoro sta cambiando soprattutto con l’avvento dell’intelligenza artificiale - conclude -. Ma non cambia la necessità di trovare un significato in ciò che si fa».n

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